VÖBAM - Din källa till den äldre bild- och kartvärlden. - Tel: 08-102121 - Epost: info@vobam.se
Biografier.

BEW, J.

Ca. 1780.
Engelsk kartförläggare. Inga övriga upplysningar hittade.


ORTELIUS (ORTELS, WORTELS), ABRAHAM.

1527-98. Född och död i Antwerpen.
Belgisk kartograf. Efter studier i grekiska, latin och matematik började han i 20-årsåldern som karthandlare. Först 1564 offentliggjorde han sitt första självständiga arbete, en världskarta på 8 blad (idag endast känt i ett exemplar). Ett antal mindre specialkartor utkom senare och 1570 lade han fram sitt främsta verk, 'Theatrum Orbis Terrarum' som betecknar en epok i kartografins historia. Det var den första systematiskt utarbetade kartsamlingen baserad på samtida forskningsresultat. Flera av den tidens främsta geografer var hans medarbetare. Första utgåvan av 'Theatrum' innehöll 70 kartor på 53 blad. Härtill kom under åren 1573-95, 5 supplement med totalt 108 kartor. Ortelius atlas trycktes redan första året i 4 utgåvor. Till 1612 utkom inte mindre än 43 folioutgåvor med text på 7 olika språk. Dessutom trycktes 31 utgåvor i förminskat format under åren 1576-1697. De historiska kartorna samlades i en egen atlas, 'Theatrum Orbis Terrarum Paregon; sive veteris Geographiae Tabulae' som även den kom i flera uppl
...
Bland arbeten.
Theatrum Orbis Terrarum.
Theatrum Orbis Terrarum Paregon; sive veteris Geographiae Tabulae.
Catalogus auctorum.

1570 Theatrum Orbis Terrarum 1570-1612 Between these years the Theatrum was re-issued in 42 editions with 5 supplements with text in Latin, Dutch, German, French, Spanish, Italian and English. The English edition was published in 1606 by John Norton, the maps being printed in Antwerp and the text added in London. Three years after Ortelius died in 1598, his heirs transferred publication rights to Jan Baptiste Vrients who produced the later editions until he died in 1612

1577-85 Spiegel der Werelt (8vo) Maps from the Theatrum, reduced in size, engraved by Philip Galle: text by Pieter Heyns. 6 editions with Dutch, French and Latin text. 1588-i 603 Epitome theatri orbis terrarum (12mo/8v0) 11 further editions of the smaller maps with an increasing number of maps with text also in Italian and English (1603). i6oi-i 2 7 further editions with improved engravings by Arsenius Brothers: text by Michel Coignet in Latin, French, German, Italian and English (1603). 1598-1724 Theatro del Mondo (4t0/12mo/24mo) 8 editions with Italian text; plates engraved in Italy.

1579-1606 Parergon Theatri The number of maps included in the Parergon increased from 4 in 1579 to 43 in 1606 with text in Latin, French, Italian, German and English (1606) 1624 Re-issued in Antwerp as a separate publication by Balthasar Moretus. This edition included a reproduction of the Peutinger table.


Bagrow. Sveriges sjökartor – A. Hedin.


MOITHEY, MAURILLE-ANTOINE.

1752-ca. 1810. Född och död i Paris.
Fransk geograf. Under åren före den franska revolutionen var han matematiklärare för prinsen av Contis pager. Han gav ut flera atlaser och geografiska verk, varav kan nämnas 'Recherches historiques sur Orléans' (1744). 'Dictionnaire Hydrographique de la France' (1787) och 'Atlas national portatif de la France suivant la nouvelle Division en 83 Départements' (1792). Han lät också ge ut särskilt komplicerade verk i geografiska och historiska ämnen.
Bland arbeten.
Recherches historiques sur Orléans.
Dictionnaire Hydrographique de la France.
Atlas national portatif de la France suivant la nouvelle Division en 83 Départements.


Nouv. biogr. gen.



Stockholm - Mentzer ca 1860.



Rådmansö - O. J. Hagelstam 1806.


Sök efter biografi:

Du sökte på: 10388

Klicka på valfri bokstav för att återgå till hela listan.  

A  B  C  D  E  F  G  H  I  J  K  L  M  N  O  P  Q  R  S  T  U  V  W  X  Y  Z  Å  Ä  Ö

STRADELLI, ERMANNO.

Ermanno Stradelli è il più importante esploratore italiano dell'Amazzonia. Nato nel 1852 a Borgotaro (Parma) in una famiglia nobile da cui eredita il titolo di conte, studia nel collegio Santa Caterina di Pisa, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di quell'ateneo e compone versi, ma ben presto si dedica per conto proprio a studi di etnologia, topografia, farmacologia e omeopatia, botanica e zoologia, fotografia, portoghese e spagnolo, tutto quanto cioè gli è necessario per realizzare il suo sogno di diventare esploratore e geografo. Nel 1879, a sue spese, si reca in Brasile, arrivando a Manaus, base delle sue spedizioni in vari punti dell'Amazzonia. Visita la regione del Vaupés una prima volta nel 1881 e di nuovo nel 1882, quando risale il Vaupés fino a Yavaraté e il Papurí fino a Piracuara. Rientra in Italia nel 1884 per terminare rapidamente gli studi universitari di diritto ed esercita per qualche tempo a Genova. Ma l'innamoramento per la selva è sempre forte: nel 1885 pubblica a Piacenza Eiara, poemetto ispirato a una leggenda indigena, e la traduzione dal portoghese del romantico poema epico indigenista La confederazione dei Tamoi, di D. J. Gonçalves Magalhães.
Nel 1887 si imbarca nuovamente, stavolta per il Venezuela, con l'ambizioso proposito di individuare le sorgenti dell'Orinoco. A Caracas viene accolto dal presidente Guzmán Blanco e apprende che il francese Chaffanjon afferma di essere arrivato alla sua meta l'anno precedente. Dubitando di tale scoperta, decide di compiere comunque la traversata fino a Manaus. Nel 1890 è di nuovo nel Vaupés, spingendosi nel 1891 fino alle cascate di Yuruparí. E invia le dense relazioni intorno ai suoi viaggi, dallo stile sobrio ma incisivo, al 'Bollettino della Società Geografica Italiana', che patrocina le sue ricerche. Escono così le sue opere principali: Un viaggio nell'Alto Orenoco nel 1888, Rio Branco e Dal Cucuhy a Manaos nel 1889, L'Uaupés e gli Uaupés, la Leggenda dell'Jurupary nel 1890 e Iscrizioni indigene della regione dell'Uaupés nel 1900.
Nel 1893 si naturalizza brasiliano, convalida il proprio titolo di studio e prende ad esercitare l'avvocatura a Manaus. Nel 1897 compie un breve viaggio in Italia con il proposito di fondare una compagnia italo-brasiliana nel settore della gomma, ma non ha successo e ritorna subito in Amazzonia. Pubblica ancora brevi dizionari di lingue indigene, redige carte geografiche, raccoglie leggende. Ottiene già nel 1895 un incarico pubblico che esercita fino al 1923 quando va in pensione e su insistenza della famiglia pensa a rimpatriare. Gli viene però diagnosticata la lebbra e vive così gli ultimi anni in un lebbrosario presso Manaus in compagnia di mappe, manoscritti e ricordi, fino alla morte avvenuta nel 1926. Esce postuma sulla 'Revista do Instituto Histórico Geográfico Brasileiro' di Rio de Janeiro, nel 1929, la sua opera più estesa, i Vocabulários portoghese-nheêngatú, monumentale raccolta di osservazioni su ogni aspetto della cultura indigena amazzonica attraverso la língua geral del gruppo tupí, utilizzata nel XIX secolo e agli inizi del XX come lingua franca e viva ancora oggi nella toponomastica e in molti termini passati allo spagnolo o portoghese locali.
Stradelli era conosciuto e stimato dai nativi del Vaupés, che lo chiamavano 'Il conte' e gli attribuivano persino poteri magici, forse per via degli strumenti scientifici (come il microscopio capace di ingigantire un pidocchio) e dell'apparecchiatura fotografica (purtroppo il suo tesoro di cliché si è rovinato e quelle immagini sono andate perdute). Nei suoi scritti è scrupoloso e obiettivo quanto serenamente brillante nel narrare, e soprattutto si mostra privo di pregiudizi eurocentrici e animato da un enorme rispetto per le culture indigene. Pronto a condividere esperienze con i suoi ospiti, era tra i pochissimi bianchi cui fosse permesso percorrere liberamente la zona. Guardava con preoccupazione i metodi presuntamente civilizzatori dei bianchi (militari, commercianti, evangelizzatori) e considerava una grave sventura la scomparsa dei popoli indigeni e l'annientamento del loro modo di vivere e interpretare il mondo.
Nel 1883, i francescani italiani Coppi e Canioni scatenano nel Vaupés una rivolta indigena che blocca l'attività missionaria nella regione per molti anni. Profanano infatti dal pulpito della loro chiesa di Ipanoré il culto indigeno di Yuruparí, che equiparano al diavolo, e sono costretti alla fuga. Per Stradelli l'idea che quelle credenze e cerimonie tradizionali, di cui aveva già avuto notizia, fossero una sorta di religione demoniaca è un'esagerazione di Coppi, prevenuto contro tutto quanto usciva dall'orbita cristiana. Per verificare questa sua intuizione, Stradelli comincia a indagare su quel mito e ha la fortuna di poter trascrivere in italiano la versione della leggenda fornitagli in língua geral dall'amico Maximiano José Roberto, saggio capo indigeno discendente da capi Manaos e Tariana, il quale aveva ordinato criticamente gli apporti di vari altri indigeni. Da tale pregevolissimo documento etnografico e letterario esce una figura di Yuruparí antico eroe legislatore, né malefico tentatore né destinatario di preghiere o sacrifici, bensì protagonista di una saga amazzonica e maestro di costumi ritualizzati in feste collettive. Poiché il manoscritto originale è andato perduto, questo ciclo mitologico fondamentale si studia in America Latina partendo dal testo italiano di Stradelli, che è stato ripubblicato in calce al volume di Danilo Manera Yuruparí. I flauti dell'anaconda celeste
(Feltrinelli Traveller 1999.) - Se bild.

Tillbaka till början.