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Biografier.

NISSEN, PER SCHJELDERUP.

1844-1930. Född och död i Oslo.
Norsk officer och kartograf. Han var från 1868 knuten till 'Norges Geografiske Opmåling'. 1897 blev han överste och samma år medlem av den norsk-ryska gränskommissionen. Från 1900 var han chef för 'Norges Geografiska Opmåling'. Blev 1906 utnämnd till generalmajor och chef för 'Bergenske Brigade'. - Nissens första karta, 'Cammermeyers Reisekart över det sydlige Norge' kom 1881 och följdes året därpå av en liknande karta över det nordligaste delarna av Norge. Båda utkom senare i många utgåvor. 1905 gav han på Aschehougs förlag ut både en karta över de sydliga delarna av Norge i 4 blad och ett över norra Norge. Båda dessa blev tryckta på nytt 1914. Efter sitt avsked som officer 1912 kunde Nissen hänge sig helt åt sina geografiska och kartografiska intressen. 1914 utgav han en Norgebeskrivning, 'Faedrelandet' och 1921 sin stora ekonomiska atlas över Norge. Under ett antal år var han förman i 'Det norske Geografiske Selskap' och 1901 blev han medlem av den internationella lantmätningen. Som militär verkade han und
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Bland arbeten.
Cammermeyers Reisekart över det sydlige Norge.
Faedrelandet.


N. biogr. leks.


MASSA [MASSART, MASSAERT], ISAAC.

Baptized October 7, 1586 in Haarlem, died 1643.
Dutch cartographer and traveller to Moscow.
Isaac Abrahamszoon Massa was a Dutch grain trader, traveller and diplomat, the envoy to Muscovy, author of memoirs witnessing the Time of Troubles and the maps of Eastern Europe and Siberia. Massa's experience in and knowledge of Muscovy transformed him into a Dutch 'Kremlinologist.' The Isaac Massa Foundation in Groningen aims to stimulate scientific and cultural contacts between the Russian Federation and the Netherlands.
Isaac Massa was born in a wealthy silk merchant's family that relocated from Liege to Haarlem before his birth. His ancestors could have been Italian huguenots who fled their homeland in the beginning of the Reformation. The family surname was also known as Massart, Massaert.
In 1601 Isaac left Haarlem for Moscow to assist the family trade. Isaac has been witness to the second half of Boris Godunov's reign that evolved into a civil war now known as the Time of Troubles. He survived the capture of Moscow by False Dmitriy I and left Russi
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Bland arbeten.
Plans of Moscow 1610, 1618;
N. Russia 1612 and
South Russia, used by Blaeu & Jansson.


Tooley.


VALLBERG, JONAS JAKOB.

Född 1726 [felaktigt, troligen 1760-tal, död 1810.
Son till Mathias Vallberg. Student i Åbo 1782. Examen 1783. E. ord. 1787. Andre lantmätare. 1802. Ägde Klosterorlunda. Gift 1808 med Kristina Elisabet Braun, f 9/8 1776, d. 12/5 1857.


Ekstrand - Svenska landtmätare.



Amiral Häggs flaggkarta. - Stockholm 1888.



'Karta över en del av Troms fylke... renbetesområden...' - Finn Qvale 1922.


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STRADELLI, ERMANNO.

Ermanno Stradelli è il più importante esploratore italiano dell'Amazzonia. Nato nel 1852 a Borgotaro (Parma) in una famiglia nobile da cui eredita il titolo di conte, studia nel collegio Santa Caterina di Pisa, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di quell'ateneo e compone versi, ma ben presto si dedica per conto proprio a studi di etnologia, topografia, farmacologia e omeopatia, botanica e zoologia, fotografia, portoghese e spagnolo, tutto quanto cioè gli è necessario per realizzare il suo sogno di diventare esploratore e geografo. Nel 1879, a sue spese, si reca in Brasile, arrivando a Manaus, base delle sue spedizioni in vari punti dell'Amazzonia. Visita la regione del Vaupés una prima volta nel 1881 e di nuovo nel 1882, quando risale il Vaupés fino a Yavaraté e il Papurí fino a Piracuara. Rientra in Italia nel 1884 per terminare rapidamente gli studi universitari di diritto ed esercita per qualche tempo a Genova. Ma l'innamoramento per la selva è sempre forte: nel 1885 pubblica a Piacenza Eiara, poemetto ispirato a una leggenda indigena, e la traduzione dal portoghese del romantico poema epico indigenista La confederazione dei Tamoi, di D. J. Gonçalves Magalhães.
Nel 1887 si imbarca nuovamente, stavolta per il Venezuela, con l'ambizioso proposito di individuare le sorgenti dell'Orinoco. A Caracas viene accolto dal presidente Guzmán Blanco e apprende che il francese Chaffanjon afferma di essere arrivato alla sua meta l'anno precedente. Dubitando di tale scoperta, decide di compiere comunque la traversata fino a Manaus. Nel 1890 è di nuovo nel Vaupés, spingendosi nel 1891 fino alle cascate di Yuruparí. E invia le dense relazioni intorno ai suoi viaggi, dallo stile sobrio ma incisivo, al 'Bollettino della Società Geografica Italiana', che patrocina le sue ricerche. Escono così le sue opere principali: Un viaggio nell'Alto Orenoco nel 1888, Rio Branco e Dal Cucuhy a Manaos nel 1889, L'Uaupés e gli Uaupés, la Leggenda dell'Jurupary nel 1890 e Iscrizioni indigene della regione dell'Uaupés nel 1900.
Nel 1893 si naturalizza brasiliano, convalida il proprio titolo di studio e prende ad esercitare l'avvocatura a Manaus. Nel 1897 compie un breve viaggio in Italia con il proposito di fondare una compagnia italo-brasiliana nel settore della gomma, ma non ha successo e ritorna subito in Amazzonia. Pubblica ancora brevi dizionari di lingue indigene, redige carte geografiche, raccoglie leggende. Ottiene già nel 1895 un incarico pubblico che esercita fino al 1923 quando va in pensione e su insistenza della famiglia pensa a rimpatriare. Gli viene però diagnosticata la lebbra e vive così gli ultimi anni in un lebbrosario presso Manaus in compagnia di mappe, manoscritti e ricordi, fino alla morte avvenuta nel 1926. Esce postuma sulla 'Revista do Instituto Histórico Geográfico Brasileiro' di Rio de Janeiro, nel 1929, la sua opera più estesa, i Vocabulários portoghese-nheêngatú, monumentale raccolta di osservazioni su ogni aspetto della cultura indigena amazzonica attraverso la língua geral del gruppo tupí, utilizzata nel XIX secolo e agli inizi del XX come lingua franca e viva ancora oggi nella toponomastica e in molti termini passati allo spagnolo o portoghese locali.
Stradelli era conosciuto e stimato dai nativi del Vaupés, che lo chiamavano 'Il conte' e gli attribuivano persino poteri magici, forse per via degli strumenti scientifici (come il microscopio capace di ingigantire un pidocchio) e dell'apparecchiatura fotografica (purtroppo il suo tesoro di cliché si è rovinato e quelle immagini sono andate perdute). Nei suoi scritti è scrupoloso e obiettivo quanto serenamente brillante nel narrare, e soprattutto si mostra privo di pregiudizi eurocentrici e animato da un enorme rispetto per le culture indigene. Pronto a condividere esperienze con i suoi ospiti, era tra i pochissimi bianchi cui fosse permesso percorrere liberamente la zona. Guardava con preoccupazione i metodi presuntamente civilizzatori dei bianchi (militari, commercianti, evangelizzatori) e considerava una grave sventura la scomparsa dei popoli indigeni e l'annientamento del loro modo di vivere e interpretare il mondo.
Nel 1883, i francescani italiani Coppi e Canioni scatenano nel Vaupés una rivolta indigena che blocca l'attività missionaria nella regione per molti anni. Profanano infatti dal pulpito della loro chiesa di Ipanoré il culto indigeno di Yuruparí, che equiparano al diavolo, e sono costretti alla fuga. Per Stradelli l'idea che quelle credenze e cerimonie tradizionali, di cui aveva già avuto notizia, fossero una sorta di religione demoniaca è un'esagerazione di Coppi, prevenuto contro tutto quanto usciva dall'orbita cristiana. Per verificare questa sua intuizione, Stradelli comincia a indagare su quel mito e ha la fortuna di poter trascrivere in italiano la versione della leggenda fornitagli in língua geral dall'amico Maximiano José Roberto, saggio capo indigeno discendente da capi Manaos e Tariana, il quale aveva ordinato criticamente gli apporti di vari altri indigeni. Da tale pregevolissimo documento etnografico e letterario esce una figura di Yuruparí antico eroe legislatore, né malefico tentatore né destinatario di preghiere o sacrifici, bensì protagonista di una saga amazzonica e maestro di costumi ritualizzati in feste collettive. Poiché il manoscritto originale è andato perduto, questo ciclo mitologico fondamentale si studia in America Latina partendo dal testo italiano di Stradelli, che è stato ripubblicato in calce al volume di Danilo Manera Yuruparí. I flauti dell'anaconda celeste
(Feltrinelli Traveller 1999.) - Se bild.

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